Il caso di Antonio Trotta
Finalmente un barlume di speranza,
per i familiari di Antonio Trotta.
I media (non tutti) finalmente sono
riusciti a dare una notizia che ci stava a cuore:
tratto da: Varese news
In coma,
conteso tra Italia e Svizzera
Nel nostro sito internet
www.salvatorecrisafulli.it e
nel blog di Salvatore
www.salvatorecrisafulli.blog.kataweb.it
ormai sono punto di
riferimento per molte famiglie finite nella spirale
del medesimo dolore. Grazie ad internet conosciamo
oltre settecento casi, ed è qui che abbiamo
incontrato i familiari di Trotta.
Alle ore 12:05 del 6 Marzo del 2007,
Mariangela sorella di Antonio Trotta, di Albizzate
(Varese), in coma da due anni, inviava una e-mail su
questo nostro sito, in sintesi chiedeva un aiuto su
cosa fare, quali apparecchiature usare, quali
esperti contattare per aiutare il caro Antonio. Poi
successivamente ci raccontarono il resto, che ormai
tutti conosciamo pubblicamente. Ci inoltrarono le
diagnosi, le notizie delle condizioni cliniche
attuali, il calvario della Svizzera, la decisione
del giudice tutelare di Varese che risultò negativa.
Rimanendo sensibilizzati dalla situazione trasferì
il tutto a personaggi, che potessero in qualche modo
aiutare la famiglia Trotta. Unitamente alla mia
naturale famiglia abbiamo deciso di dare supporto a
questa famiglia, volendo anche incontrare nei
prossimi giorni Antonio, forse ci sarà anche
Salvatore. La battaglia della mia famiglia tenuta
insieme da uno specialissimo legame di forza, è
abituata. Vogliamo dare un vero e concreto supporto
a questa famiglia. Auspicando che Antonio debba
rimanere in italia ma in particolare nella sua
famiglia “naturale”.
Da quattro anni, sono stato e lo sono
tutt’ora impegnato in una complicata battaglia
contro un potere di sordi. La mia vita nonostante
sono padre di quattro figli, è ormai
indissolubilmente legata a quella di mio fratello
Salvatore, 42 anni, protagonista di un’odissea
sanitaria iniziata l’11 settembre 2003.
La sua vicenda è davvero
impressionante, precipitato in una dimensione
esistenziale sconosciuta e misteriosa per tutti,
anche per la scienza. Salvatore fu definito da
scienziati della medicina un “vegetale” senza un
possibile ritorno alla vita, invece riprende
coscienza dopo quasi due anni, (per la scienza
medica) ritrovandosi imprigionato in un corpo
immobile ma con tanta voglia di vivere.
Lo dice lui stesso a tutto il mondo.
E’ tornato a vivere anche se in condizioni molto
gravi, ci vede, capisce comunica, ci sente. E
sentiva anche che la scienza non lasciava scampo
alla sua vita.
Lo dice nel libro “Con gli occhi
sbarrati” ed. L’airone. Lo ribadisce anche nel
libro-inchiesta “Vite Sospese” eutanasia un diritto?
Adriana Pannitteri ed. Aliberti.
Salvatore aveva anche chiesto di
incontrare Piergiorgio Welby, per poterlo guardare
negli occhi, ma non ha fatto in tempo. il caso Welby
è stato atroce.
Salvatore che vive da paralizzato
lotta con tutte le sue forze per la vita, in
contrasto con l’eutanasia, ed il testamento
biologico. Lui ribadisce, noi concordiamo che:
“Sono in disaccordo con chi sostiene
che la vita senza coscienza non é più vita.
Credetemi, la vita è degna d’essere vissuta sempre,
anche da paralizzato, anche da intubato, anche da
febbricitante e piagato.”
"Se oggi io avessi fatto il
testamento biologico, ero già morto”.
Salvatore oggi sta meglio, non bene,
ma lui desidera sempre di più.
“Voglio che le persone come me
ricevano vera assistenza, e che nessuno più arrivi a
desiderare l’eutanasia.”
Invito la Sanità i parlamentari ad attivarsi per
avere una sanità pubblica più umana, efficiente e
amorevole, più vicina a chi soffre. Non
lasciamo le famiglie sole, la politica ci deve
aiutare a vivere dignitosamente, l’assistenza
sanitaria non è per nulla sufficiente, spesso i
medici non prescrivono il necessario o le cure non
sono quelle che ci spetterebbero.
MC/PC/AC
16 Luglio
2007